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- Capo d'Orlando -
Paesaggio


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Il paesaggio e i
panorami Ci sono almeno tre punti, quasi osservatori astronomici, da
cui puoi godere la vista dei paesaggi da cartolina che Capo
d’Orlando può offrirti. Il primo da Scafa alta, lo sguardo domina il
mare azzurro, la baia con il porto, intravedi uno scorcio del borgo
S. Gregorio, vai oltre, i faraglioni, ancora insenature, il cono
all’ingiù del Capo; a destra, quasi all’orizzonte le sagome delle
Eolie, con Vulcano e Lipari quasi attaccate, Salina, Filicudi e
Alicudi lontane. A Catutè alto, sulle Rocche della Sciamma, l’altro
punto. Seduto, a sinistra lo sguardo si perde sino alla rocca di
Cefalù, all’ingiù domini tutto il verde della Piana e l’estensione
dell’abitato cittadino sino alle propaggini del Capo, e ancora le
Eolie e scorgi, tra Vulcano e Lipari, Panarea, e a destra anche il
Capo Milazzo.
Come per sintesi, se sali in cima al Capo, a 360 gradi verifichi la
bellezza dei panorami di Capo d’Orlando.
E la struttura morfologica e geologica del Capo, sulla cui sommità
si ergono il Santuario con i resti delle mura dell'antica
fortificazione del castello, poi, rappresenta un unicum anche dal
punto di vista scientifico: “flysch di Capo d'Orlando” sono state
denominate le stratificazioni trasversali di roccia arenaria,
purtroppo soggette alla lenta, ma inesorabile, erosione dell'acqua e
dei venti. Sul versante nord-ovest del Capo, a partire dalla
terzultima rampa della scalinata, dopo un recente impianto di
eucalipti, parte un sentiero che, per una fitta pineta, conduce fin
giù, al faro. Sugli altri versanti, arbusti e macchia mediterranea.
Il mare, i fondali
e la fauna
Il mare è l'elemento vivificatore di energia e la fantastica cornice
di questa cittadina: pochi metri da ogni parte dell'abitato per
trovarsi sulla spiaggia di sabbia e ghiaia che per vari chilometri
si allunga in un perfetto rettifilo con la visione delle Eolie.
L’esposizione ai venti, le correnti, il ricambio d’acqua continuo,
rendono il mare di Capo d’Orlando ideale per la balneazione almeno
cinque mesi l’anno, da maggio a settembre.
La spiaggia, poi, possiede due caratteristiche peculiari: lunga,
ampia e sabbiosa nel tratto antistante il centro abitato; sabbia,
calette, tratti di scogliere e faraglioni ad est del Capo, fino al
borgo S. Gregorio, il porto, Testa di Monaco.
Proprio qui, in un fondale che non supera i 10 metri, i più
fortunati e i più abili possono mettere a carniere qualche cerniotta
e qualche sarago niente male, nascosto nelle tane e anfratti della
roccia. Spostandosi verso il largo, ad una distanza di circa 400
metri dalla riva, troviamo “ ‘u scogghiu du zu Petru” e, nei fondali
di 12 – 15 metri, saraghi e spigole in numero considerevole, qualche
cernia e polipi di discrete dimensioni.
A San Gregorio, proprio di fronte l’Hotel "La Tartaruga”, a circa
500 metri al largo, in 10 metri di fondo, sorge una spianata di
roccia con numerose spaccature dove saraghi di ogni dimensione si
aggirano tranquilli e fiduciosi. Continuando a costeggiare la
spiaggia il fondale perde interesse dal lato venatorio mentre
diventa ricco di spunti per gli appassionati della fotosub; giochi
di luci ed ombre lungo le pareti dei faraglioni, piccole grotte e
gallerie tappezzate di ricci e piccoli rami di gorgonia.
Giunti all’altezza del faro, dagli scogli detti “canaleddi”, inizia
il tratto più interessante per gli apneisti: si tratta della
scogliera delle “formicole” che partendo da terra continua, in
direzione nord-ovest, fino a 500 metri al largo, per morire su un
fondale sabbioso di circa 20 metri. Sin dall’inizio colpisce il gran
movimento di pesce , soprattutto saraghi di buona taglia, che
vivacizza il fondale.
Pinneggiando verso il largo, improvvisamente cominciano ad apparire
le prime cernie; il comportamento è sempre lo stesso: pochi secondi
a candela e poi via, come fulmini, nelle spacche scure e profonde; è
di rigore, quindi l’aiuto di una buona torcia. A circa 300 metri
dalla spiaggia emerge la prima “formicola” con una spaccatura
centrale dove, al mattino presto e al tramonto, si possono insidiare
spigole di buona taglia.
Da questo punto in poi il fondale può riservare piacevoli sorprese,
sia per la gran quantità di pesce bianco e da tana che per la
presenza, nei periodi di passo, di ricciòle, spigole e dentici che
raggiungono il rispettabilissimo peso di oltre 40 Kg. Nella fascia
tra i 3 e i 6 metri i dilettanti possono divertirsi con i numerosi
cefali. Sempre in questo tratto di mare gli appassionati di
fotografia e riprese, potranno sbizzarrirsi in inquadrature da
concorso sfruttando gli effetti che la luce crea attraversando i
cunicoli e le spaccature che costellano fino sul fondo le tre
Formicole.
Per gli appassionati dell’Ara consigliamo un’immersione sullo
scoglio 27, una secca così denominata Per gli appassionati dell’Ara
consigliamo un’immersione sullo scoglio 27, una secca così
denominata per il fondale in cui si trova che è di 27 passi d’acqua;
è questo un vero eden di flora e fauna subacquea dove si possono
ammirare spettacoli di vita sottomarina che ci ricordano i film di
Folco Quilici. Piccolo particolare: siamo in Sicilia e non in
Polinesia!
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