"Aver visitato l'Italia senza aver visitato la Sicilia, dà l'impressione di non aver mai visto niente dell'Italia;

perchè la Sicilia rappresenta la chiave di ogni cosa"

Goethe

 

 

 

 

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 la Sicilia poco conosciuta.

   

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- La Sicilia - San Marco d'Alunzio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aggrappato alla sommità di un colle precipite e scavato, propaggine estrema del massicio del Castro, S. Marco (2.396 abitanti) domina dall'alto dei suoi 546 metri s.l.m. un paesaggio di non comune bellezza e varietà. Ma ciò che fa di questo paese un luogo unico è la sua storia plurimillenaria, di cui si colgono i segni non solo nei suoi monumenti, ma anche nelle murature più ordinarie, spesso costruite riutilizzando materiali di architetture di epoca greca, romana, bizantina o normanna. Le sue origini risalgono probabilmente all'età del bronzo. Secondo una leggenda tramandata da Dionisio di Alicarnasso, in epoca tardo-micenea vi si stabilì con alcuni compagni Patron Turio. Sarebbe giunto fin qui, forse dall'Acarnania forse dal Peloponneso, facendo da guida nei mari italiani alla spedizione di Enea, che conduceva nel Lazio i troiani superstiti alla distruzione di Ilio. Col nome di Alunzio fu città sicula, greca e romana, conoscendo una notevole fioritura economica e civile nel IV-III sec. a.C. Sotto gli arabi fu capoluogo di un iqlim (distretto) e produttrice di seta per mercati lontani. Ribattezzata col nome di S. Marco dopo la conquista normanna, fu la residenza preferita della contessa Adelasia e, durante la sua reggenza (1101 - 1112), sede del governo comitale dell'isola. Rimasta di proprietà demaniale in epoca normanna e sveva, verso la fine del XIII sec. viene dagli aragonesi infeudata a Garsia Sancio de Esur. Alla morte di questi nel 1320 viene assegnata da Federico III al figlio naturale Sancio d'Aragona, i cui discendenti, negli anni dell'anarchia feudale, costruiranno nei Nebrodi una potente ed estesa signoria. Nel 1398, dopo aver confiscato i beni di Federico e Bartolomeo d'Aragona, accusati di tradimento, il Re Martino assegna S. Marco ad Abbo Filangeri, i cui discendenti ne manterranno il dominio fino al 1812.

 

Ancor prima di entrare nel nucleo abitato si scorge, a sinistra della strada, in posizione isolata, la Chiesa di S. Marco, edificata sopra il tempio di Ercole (IV sec. a.C.). del quale non restano che pochi blocchi in pietra tufacea. La chiesa, totalmente scoperchiata, conserva i muri in pietra a vista e un portale rifatto.

S. Teodoro (o Badia piccola) - Costruita nel XVI sec. sui resti di una cappella bizantina, ha pianta a croce greca e ciascun braccio quadrato termina in una cupoletta. L'interno è decorato da magnifici stucchi di stile serpottiano: Giuditta e Oloferne e la caduta della manna nel deserto (ai lati dell'altare), scene della parabola del figliol prodigo, con santi e le quattro Virtù Teologali ai pilastri che sorreggono la volta.

Monastero delle Monache Benedettine - Edificato nel 1545. E' stato di recente ristrutturato per accogliere nel prossimo futuro un Museo bizantino-normanno. Al piano terra sono venute alla luce due delle tre absidi appartenenti alla Cappella dei S.S. Quattro Dottori (XI sec.), decorate da splendidi affreschi bizantini: molto ben conservati quelli dell'abside destra con nel catino una Madonna dalle delicatissime mani (non se ne vede purtroppo il volto) e, nella fascia sottostante (divisa da una netta demarcazione che simboleggia la separazione tra il cielo e la terra), i Quattro Dottori della chiesa ortodossa: S. Giovanni Crisostomo. S. Gregorio Nazianzeno, S. Basilio Magno e S. Attanasio che si stagliano su uno sfondo blu intenso.

S. Giuseppe - Vi è allestito un Museo Parrocchiale che custodisce arredi sacri, reliquiari in legno, una Vergine Odigitria in legno policromo, una bella statua lignea della Maddalena (XVII sec.) e una tela della Deposizione (XVIII sec.)

Il centro storico - Il percorso si snoda lungo la centrale via Aluntina, dove si trova la Chiesa Madre di S. Nicolò, con una sobria facciata arricchita soltanto da tre portali in marmo rosso aluntino, utilizzata a profusione anche all'interno.
Più avanti, in piazza S. Agostino, sorge S. Maria delle Grazie,che custodisce il monumento funerario dei Filangeri, opera di Domenico Gagini (1481), con una bella statua giacente dall'espressione dolce e serena.
Ci si lascia sulla destra la Chiesa di S. Basilio, settecentesca, di cui si conservano i resti di un loggiato ad archi acuti e si arriva alla Chiesa dell'Ara Coeli, secentesca, che presenta un portale affiancato da colonne scanalate e arricchito da volute e decorazioni floreali. All'interno, la Cappella del SS. Crocifisso, decorata con begli stucchi serpottiani raffiguranti santi, vivacissimi putti, angioli e ghirlande di frutta, custodisce un espressivo Crocifisso ligneo secentesco di scuola spagnola.