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- Capo d'Orlando -
Storia
CAPO D’ORLANDO trae
origine da un’antica città sicula denominata "Agatirno" dal nome del
suo fondatore figlio di Eolo, fondata ai tempi della guerra di Troia
(1218 a.C.). La sua esistenza è attestata sia da storici e geografi
antichi (Diodoro, Plinio, Tolomeo......) sia da studiosi moderni fra
cui il Meli e il Fazello.
L’antica città doveva comprendere, oltre alla zona del promontorio e
di una parte dell’odierno centro cittadino, le contrade di S.
Martino, Certari, Catutè, S. Gregorio e Scafa. E’ presumibile che
l’estensione della città e lo sviluppo della sua civiltà dalle
immediate colline in epoca arcaica, si siano estese alla costa e al
promontorio con l’arrivo dei Fenici, dei Greci e dei Romani.
Al Console Levino nel 209 a.C. è legato un episodio oscuro e
drammatico della sua storia: la deportazione in Calabria di circa
4.000 uomini, "società composta di ladri, esuli e malfattori", dice
Tito Livio.
Il Damiano, nel suo saggio "Nebrodi, Val Demone, Agatirno, misteri
della storia antica" ha dato di recente una interpretazione
stravolgente dell’episodio. E’ possibile che Agatirno fosse il
centro, nei Nebrodi, del culto dionisiaco e che tali riti fossero
mal sopportati dagli stessi Romani che trovarono un pretesto per
deportare gli antichi Orlandini.
Intanto testimonianze di Agatirno sono venute alla luce in epoche
diverse: nel secolo scorso si ritrovò una lapide marmorea di fattura
romana nell’attuale centro urbano (Villa Cangemi) insieme a corredi
tombali attestanti l’esistenza di una necropoli; altri corredi
tombali, scheletri e phitos sono venuti alla luce nel 1980 e nel
1989 durante dei lavori di scavo in via Letizia.
Il ritrovamento più significativo è venuto alla luce nel febbraio
1986 in località Bagnoli, nelle adiacenze del costruendo porto, sono
emersi resti di una zona termale facente parte di un’antica Villa
Romana.
Come da Agatirno si sia, al tempo della venuta dei Normanni, passati
alla denominazione di Capo d’Orlando è ancora un problema avvolto
nel mistero e nella leggenda.
Goffredo da Viterbo,cappellano di Carlo Magno, attesta che fu
proprio l’imperatore francese a denominare il Capo in onore del suo
celebre paladino.
Non si esclude che"Agatirno", considerato toponimo paganeggiante fu
cancellato dai Normanni troppo legati alla Chiesa di Roma.
Il 4 giugno del 1299 il mare di Capo d’Orlando fu teatro di una
tremenda battaglia navale fra due fratelli aragonesi contendenti il
trono di Sicilia : Giacomo e Federico.
Alla distruzione del castello in cima al promontorio è legato, un
secolo dopo, l’episodio dell’assedio patito dal barone Bartolomeo
Aragona da parte di Bernardo Cabrera conte di Modica, speditovi dal
Re Martino.
Si ha notizia di incursioni piratesche sui lidi orlandini nel 1589 e
nel settembre 1594, e la torre del capo, continuò ad ospitare
guardiani in armi che provvedevano all’avvistamento dei pirati
algerini.
All’erezione del Santuario (1600) sorto sulle rovine del castello,
invece, è legato il rinvenimento di una minuscola statuetta della
Madonna, che è divenuta la patrona di Capo d’Orlando.
Intanto nelle terre di Malvicino, dal XV secolo, si era affermata la
coltura delle "cannamele". A difesa delle coltivazioni e del
relativo commercio dai Baroni di Naso fu eretta una torre con
annesse opere fortilizie ed un trappeto per la lavorazione dello
zucchero.
Nella zona di S.Gregorio, invece, fu impiantata una tonnara, che
interessava il tratto di mare tra Capo d’Orlando e Capo Calavà.
Nella metà del 1800, alle pendici nord-ovest del promontorio, si
costituì il primo nucleo del nuovo centro urbano essenzialmente
abitato da famiglie di pescatori, mentre nella Piana alla coltura
del gelso e dei vigneti cominciò ad innestarsi quella degli agrumi,
in particolare quella dei limoni,che fino ad oggi ha rappresentato
uno degli assi portanti dell’intera economia orlandina.
La costruzione della S.S.113 Messina-Palermo, nonché della S.S. 116
Capo d’Orlando - Randazzo e l’ultimazione del tratto ferroviario nel
territorio orlandino nel 1895, permisero un notevole sviluppo del
commercio agrumario, nonché l’inizio di un crescente sviluppo
economico e urbanistico.
All’inizio di questo secolo nacquero i primi sentimenti di autonomia
dal Comune di Naso, che venne concessa, dopo una lunga serie di
manifestazioni popolari, con L. 25 giugno 1925 n. 1170.
Il 27 settembre 1925 fu inaugurato il nuovo Comune di Capo
d’Orlando.
Il territorio comunale
Geograficamente Capo d’Orlando si colloca sulla costa settentrionale
sicula, con la visuale delle Eolie, fra Capo Calavà e Cefalù. Il
territorio comunale ha una superficie valutata in 1.456 ettari ed è
costituito da una fascia litoranea subcollinare che si allunga sul
Mar Tirreno fra la foce del torrente di Santa Carrà a levante e
quella della fiumara di Zappulla a ponente, e misura oltre 10 Km di
cimosa costiera.
Morfologicamente il territorio può dividersi in due parti nettamente
distinte: la Piana a forma di triangolo molto allungato, compresa
fra l’attuale centro abitato del capoluogo e il corso terminale
della fiumara di Zappulla; e il territorio subcollinare accidentato,
con pendenze talora notevoli e caratterizzato da ammassi rocciosi
singolari come quelli del Capo che ha dato il nome alla cittadina.
La Piana, alluvionale e ricca di acque, si presenta ancora come un
grande tappeto sempreverde formato dal fittissimo agrumeto che la
ricopre.
La popolazione
Capo d'Orlando conta circa 13.000 abitanti, che si triplicano
durante il periodo estivo, in virtù delle presenze in residence,
appartamenti e hotel, di migliaia di turisti che vi soggiornano.
Tuttavia durante tutto l'anno la città rappresenta un punto di
riferimento per tutto l'hinterland per la vivacità, molteplicità ed
eleganza degli esercizi commerciali, per i tanti studenti che
frequentano le varie Scuole secondarie, per i punti d'incontro,
svago e divertimento che offrono i tanti esercizi pubblici.
Le attività economiche: dall'agrumicoltura, alla pesca, al
commercio, al turismo
La coltivazione e la commercializzazione degli agrumi (limoni),
insieme alle attività legate alla pesca, hanno rappresentato fino
agli anni '60 gli assi portanti dell'economia cittadina; ma prima
l'emigrazione in Australia (Fremantle) di intere famiglie di
pescatori, per i quali la pesca in loco non rappresentava più
un'attività remunerativa, poi la scarsa competitività sui mercati
nazionali internazionali dei prodotti agrumicoli siciliani, hanno
indirizzato le attività verso il commercio e i servizi legati a
soddisfare le richieste del mercato comprensoriale e di quello
turistico.
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